VITA
Nato da una famiglia di contadini poverissimi, pareva destinato a fare il guardiano di oche, la principale occupazione della sua infanzia. Aiutato economicamente da un signore del villaggio, riesce a compiere i suoi primi studi nel celebre collegio di Pforta. A diciotto anni inizia a frequentare l'università, sempre combattendo contro la miseria. Era grande fan di Kant e si reca a Königsberg per ascoltare le sue lezioni e fargli leggere il manoscritto della sua prima opera “Saggio di critica di ogni rivelazione”
A Berlino pronuncia i “Discorsi alla nazione tedesca” (1807-1808) in cui invita i tedeschi a insorgere contro lo straniero, proponendo una nuova forma di educazione incentrata sull’amore per la libertà. Quando nel 1810 viene istituita l'Università di Berlino, Fichte è chiamato a insegnarvi e a ricoprirvi anche la carica di rettore. Muore di colera nel gennaio del 1814, all'età di cinquantadue anni, forse contagiato dalla moglie Marie Johanne, che si era offerta di curare e assistere i soldati feriti in guerra.
Egli fu un filosofo idealista che sostenne idee fondamentali.
L'lo come principio assoluto e infinito
Per Fichte, quindi, la natura e il mondo non possono esistere indipendentemente dall’Io, perché è l’Io che li pone grazie all’immaginazione produttiva. In altre parole, il mondo non è qualcosa di dato, ma esiste solo in funzione dell’attività dell’uomo e del suo continuo perfezionamento.
Per Fichte, Kant ha fatto un passo importante verso l’idealismo (forma di pensiero secondo cui la realtà dipende in qualche modo dalla mente) ma è rimasto bloccato su un punto: ha detto che esiste qualcosa fuori dal soggetto, cioè il noumeno, che l’uomo non può mai conoscere. In questo modo non è riuscito a liberare davvero l’Io, perché lo ha messo davanti a un limite esterno. Secondo Fichte, invece, l’Io è forza creativa infinita e non dipende da nulla che gli sia estraneo. In pratica Kant distingue tra fenomeno (ciò che conosciamo) e cosa in sé (ciò che non possiamo conoscere). Fichte elimina la “cosa in sé” e dice: esiste solo ciò che l’Io produce.
dogmatici e idealisti
I dogmatici credono che il mondo esista indipendentemente dalla nostra mente e possiamo conoscerlo così com’è. Gli Idealisti credono che il mondo dipenda dalla nostra mente o dalla coscienza, cioè non esiste “da solo” completamente indipendente da noi.
ESSERE LIBERI
L’uomo non vive isolato: il suo fine si realizza nella società, che ha come obiettivo l’unità e la collaborazione di tutti i suoi membri. Per raggiungere questo obiettivo ci sono due leggi morali fondamentali:
- trattare gli altri sempre come fini e mai come mezzi. (Non bisogna mai porre fine alla libertà di uno perché così si pone fine anche alla propria)
- puntare al perfezionamento degli uomini tramite l’educazione.
Per questo motivo, secondo Fichte, la missione del “dotto”, cioè del filosofo e dell’intellettuale, è quella di promuovere il progresso culturale e morale di tutta la società, senza distinzioni di classe.

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