lunedì 15 settembre 2025

Fichte




VITA 

Nato da una famiglia di contadini poverissimi, pareva destinato a fare il guardiano di oche, la principale occupazione della sua infanzia. Aiutato economicamente da un signore del villaggio, riesce a compiere i suoi primi studi nel celebre collegio di Pforta. A diciotto anni inizia a frequentare l'università, sempre combattendo contro la miseria. Era grande fan di Kant e si reca a Königsberg per ascoltare le sue lezioni e fargli leggere il manoscritto della sua prima opera “Saggio di critica di ogni rivelazione”

A Berlino pronuncia i “Discorsi alla nazione tedesca” (1807-1808)  in cui invita i tedeschi a insorgere contro lo straniero, proponendo una nuova forma di educazione incentrata sull’amore per la libertà. Quando nel 1810 viene istituita l'Università di Berlino, Fichte è chiamato a insegnarvi e a ricoprirvi anche la carica di rettore. Muore di colera nel gennaio del 1814, all'età di cinquantadue anni, forse contagiato dalla moglie Marie Johanne, che si era offerta di curare e assistere i soldati feriti in guerra.


Egli fu un filosofo idealista che sostenne idee fondamentali.


L'lo come principio assoluto e infinito

“I Fondamenti dell'intera dottrina della scienza” , l'opera più importante di Fichte, hanno il compito di spiegare proprio questo, ossia come, posto l'Io quale principio originario e incondizionato, da esso si possa derivare tutta la realtà sia dal punto di vista conoscitivo sia dal punto di vista materiale.
Prima di tutto, secondo lui l’Io non è qualcosa di statico, ma un processo creativo e infinito che si articola in tre momenti. L’Io, infatti, si pone da sé stesso (tesi), poi pone il non-Io, cioè la realtà esterna che diventa ostacolo e limite (antitesi), e infine si contrappone a questo non-Io, dividendosi nei singoli io empirici che vivono nel mondo (sintesi).
Per Fichte, quindi, la natura e il mondo non possono esistere indipendentemente dall’Io, perché è l’Io che li pone grazie all’immaginazione produttiva. In altre parole, il mondo non è qualcosa di dato, ma esiste solo in funzione dell’attività dell’uomo e del suo continuo perfezionamento.


Per Fichte, Kant ha fatto un passo importante verso l’idealismo (forma di pensiero secondo cui la realtà dipende in qualche modo dalla mente) ma è rimasto bloccato su un punto: ha detto che esiste qualcosa fuori dal soggetto, cioè il noumeno, che l’uomo non può mai conoscere. In questo modo non è riuscito a liberare davvero l’Io, perché lo ha messo davanti a un limite esterno. Secondo Fichte, invece, l’Io è forza creativa infinita e non dipende da nulla che gli sia estraneo. In pratica Kant distingue tra fenomeno (ciò che conosciamo) e cosa in sé (ciò che non possiamo conoscere). Fichte elimina la “cosa in sé” e dice: esiste solo ciò che l’Io produce.



dogmatici e idealisti


I dogmatici credono che il mondo esista indipendentemente dalla nostra mente e possiamo conoscerlo così com’è. Gli Idealisti credono che il mondo dipenda dalla nostra mente o dalla coscienza, cioè non esiste “da solo” completamente indipendente da noi.


ESSERE LIBERI

L’uomo non vive isolato: il suo fine si realizza nella società, che ha come obiettivo l’unità e la collaborazione di tutti i suoi membri. Per raggiungere questo obiettivo ci sono due leggi morali fondamentali:


  1. trattare gli altri sempre come fini e mai come mezzi. (Non bisogna mai porre fine alla libertà di uno perché così si pone fine anche alla propria)
  2. puntare al perfezionamento degli uomini tramite l’educazione.

Per questo motivo, secondo Fichte, la missione del “dotto”, cioè del filosofo e dell’intellettuale, è quella di promuovere il progresso culturale e morale di tutta la società, senza distinzioni di classe.



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